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Nel 1939, in un laboratorio russo, fu fatta una scoperta in maniera del tutto accidentale.
L’ingegnere Semyon Kirlian e sua moglie Valentina stavano riparando una macchina di elettroterapia per il trattamento della paralisi e, per puro caso, si accorsero di una luce fioca fra la mano dell’ingegnere e la parte della macchina che conduceva l’elettricità.
Incuriosito da questo strano fenomeno, il dott. Kirlian decise di fotografarla e stamparla su una carta ad alta sensibilità: nella fotografia si osservarono in maniera distinta dei fasci di luce che provenivano dalle dita.


I Kirlian dedicarono i successivi 40 anni della loro vita allo studio di quella che chiamarono “elettromiografia” , che consisteva nel mettere il campo elettromagnetico del corpo a contatto con una carica elettrica al alto voltaggio e ad alta frequenza, creando in questo modo un’immagine del modello di interferenza che ne deriva.


I risultati delle loro ricerche ebbero un grande successo nel corso degli anni Settanta, al punto che alcuni medici arrivarono a sostenere che con quel metodo poteva essere utilizzato nella diagnosi delle malattie.
Nello stesso periodo, l’eco di tali ricerche giunse anche in Occidente dove il potenziale diagnostico della fotografia Kirlian fu oggetto di studio da parte di terapeuti inglesi e statunitensi.
fotografia-Kirlian--aura--campo-energetico-.jpg

Alcuni terapisti hanno identificato nell’aura, il campo visibile grazie alla fotografia Kirlian.
La maggior parte di loro preferisce fotografare le mani del paziente (solo in pochi si concentrano sui piedi), il quale deve porle su una pellicola o su un foglio di carta fotografica.
Quest’ultima sarà, a sua volta, appoggiata  su un pezzo di vetro protettivo posto sopra una lastra di alluminio che viene caricata di elettricità.
L’esposizione dura solo un minuto e l’unica sensazione avvertita dal paziente è un leggero formicolio.
Il terapeuta elabora la sua diagnosi paragonando la fotografia ottenuta, che in genere si sviluppa immediatamente,  con altre fotografie Kirlian e servendosi del suo intuito.
Attraverso la luminosità e la forma dei fasci luminosi, il terapeuta comprende gli stati emotivi e fisici del paziente, il livello di stress vissuto in quella fase della sua vita e la presenza di farmaci nel corpo.

Per sostenere la validità di questo metodo, alcuni terapisti hanno mostrato come alcuni pazienti  che presentano nelle fotografie Kirlian una riduzione di energia intorno ai punti di agopuntura, recuperano questa mancanza dopo i trattamenti (agopuntura) e che questo risulta evidente anche nelle foto successive.
Accettare  tale osservazione comporterebbe una conferma della teoria del qi o “energia vitale” della medicina tradizionale cinese.
Altre “prove”, secondo i terapeuti, sono da ricercare nei campi particolarmente luminosi osservati nelle persone che praticano lo yoga e la meditazione.


Le fotografie Kirlian scattate, dal giorno della scoperta del metodo, sono davvero migliaia, ma i tentativi per inserire questa tecnica in un contesto scientifico sono stati pochi oltre che deboli.
Nonostante ciò, alcune osservazioni a carattere scientifico sono state fatte e mettono in luce dei punti di debolezza del metodo.
Le prove vengono alterate moltissimo da diversi fattori, come la pressione della  mano sulla lastra,  il voltaggio e la frequenza della carica elettrica, nonché le condizioni atmosferiche e la temperatura corporea del soggetto.
I medici sostengono che oltre ad essere una tecnica inaffidabile è priva di basi scientifiche, quindi non potrebbe mai sostituire le consuete analisi nella fase di diagnosi.



Image courtesy of meepoohfoto / FreeDigitalPhotos.net

Tag(s) : #Andiamo un po' fuori tema

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